Spirito civico e analisi sociologica: due eredità del terremoto del Friuli 1976

Come ben scrive Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera di lunedì 4 maggio, bisognerebbe “dedicare qualche minuto, non rituale, al cinquantenario del terremoto del Friuli. In questo caso la memoria è preziosa…”.

De Bortoli elenca molte degli elementi di cui bisognerebbe “fare memoria”: spirito comunitario, senso civico, orgoglio di appartenenza, collaborazione fra pubblico e privato, il ruolo e l’impegno di una persona eccezionale come il commissario Zamberletti, la nascita del sistema di protezione civile…

All’𝗜𝗦𝗜𝗚, ma in generale nell’ambiente della ricerca sociale, c’è un ulteriore elemento di cui fare memoria.

Fin dal 7 maggio, i ricercatori dell’ISIG iniziarono ad applicare la 𝗽𝗿𝗼𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮 e le 𝘁𝗲𝗼𝗿𝗶𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲 all’osservazione ed analisi dei fenomeni sociali che si svolgevano praticamente sotto i loro occhi, in cui erano anche direttamente coinvolti, sia come cittadini e residenti, sia come volontari fra gli sfollati, sia come sociologi nella ricerca sul campo. La “𝘀𝗼𝗰𝗶𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗮𝘀𝘁𝗿𝗶”, già presente nell’ambito disciplinare soprattutto negli Stati Uniti, era una assoluta novità in Italia e veniva – quasi scaramanticamente – ignorata negli ambienti accademici.

L’𝗶𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗜𝗦𝗜𝗚 𝘀𝗶 𝗳𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗼̀ 𝘀𝘂 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗮 e nel decennio successivo vennero pubblicati numerosi articoli, saggi e volumi, di cui almeno quattro vanno ricordati come elementi fondativi della specializzazione che in seguito si sarebbe chiamata “𝘀𝗼𝗰𝗶𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝘀𝘀𝗮”: “𝘍𝘳𝘪𝘶𝘭𝘪. 𝘓𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘷𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘦𝘮𝘰𝘵𝘰” nel 1978, “𝘋𝘪𝘴𝘢𝘴𝘵𝘳𝘰 𝘦 𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘢” nel 1981, “𝘚𝘰𝘤𝘪𝘰𝘭𝘰𝘨𝘺 𝘰𝘧 𝘥𝘪𝘴𝘢𝘴𝘵𝘦𝘳𝘴” e “𝘔𝘢𝘨𝘯𝘪𝘵𝘶𝘥𝘰 𝘥’𝘪𝘮𝘱𝘢𝘵𝘵𝘰” nel 1987: già nel secondo e nel terzo, le prospettive d’indagine si sono ampliate a considerare una gamma articolata di eventi disastrosi, senza tuttavia dimenticare quello che era stato lo stimolo iniziale.

Dopo dieci anni, l’𝗮𝗽𝗽𝗿𝗼𝗰𝗰𝗶𝗼 𝗺𝗲𝘁𝗼𝗱𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 al tema si poteva considerare sufficientemente consolidato, al punto tale da potersi confrontare con successo, in un Seminario italo-americano tenuto nel 1986 negli Stati Uniti, con i colleghi americani che da più lungo tempo operavano nel campo.

Negli anni successivi, questo filone degli interessi di ricerca si è andato ampliando ed articolando ulteriormente, anche alla luce delle linee di tendenza che si 𝗮𝗻𝗱𝗮𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗶𝘇𝘇𝗮𝗻𝗱𝗼, in Italia e fuori del paese, per quanto attiene a prevenzione dei disastri, preparazione ad affrontare le emergenze, organizzazione degli interventi di soccorso e aiuto.

Anche la 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗮, nei suoi programmi di finanziamento della ricerca, ha progressivamente focalizzato l’interesse su prevenzione, preparazione ed organizzazione per fare fronte alle emergenze ed ha destinato risorse al finanziamento di programmi di studio e ricerca in questi settori.

L’interesse dell’ISIG per questo filone di studi ha quindi potuto 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲, in progetti di ricerca che lo hanno visto e lo vedono tuttora impegnato in équipe interdisciplinari multinazionali.

Una delle aree di ricerca di ISIG è proprio “𝗥𝗲𝘀𝗶𝗹𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮, 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗿𝗶𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗮𝘀𝘁𝗿𝗶”. Da anni l’Istituto lavora in collaborazione con partner europei per estendere il proprio patrimonio di competenze scientifiche e operative ad altri contesti nazionali, contribuendo alla costruzione di squadre di intervento e comunità sempre più resilienti, meglio preparate e più efficaci nella risposta alle emergenze.

Di seguito alcuni esempi di progetti sviluppati in questo ambito:

IN4SAFETY: https://isig.it/progetto-in4safety/

SYNERGIES: https://isig.it/synergies-innovating-preparedness-by-leveraging-synergies-and-enhancing-results-for-drm-projects/

CRISAFE: https://isig.it/crisafe-critical-infrastructure-early-warning-system-and-population-awareness-for-multi-hazard-cascading-events/