FIRESAFENET, tre giorni in Sardegna tra ricerca, territorio e cooperazione per la prevenzione degli incendi

Da Sassari ai boschi del Goceano, fino a Suni, la Study Visit organizzata nell’ambito del progetto FIRESAFENET, co-finanziato dall’Unione Europea attraverso il Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia, ha riunito ricercatori, operatori e rappresentanti istituzionali provenienti da Sardegna, dal Friuli Venezia Giulia e dalla Slovenia, con l’obiettivo di condividere conoscenze, strumenti e pratiche nella prevenzione e gestione degli incendi boschivi.

La Study Visit, tenutasi dal 9 all’11 settembre, è stata organizzata da ISIG – Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia, in collaborazione con i partner associati del progetto Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto per la BioEconomia (CNR-IBE) e Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Autonoma della Sardegna (CFVA). L’iniziativa ha portato in Sardegna 25 partecipanti provenienti dall’Italia e dalla Slovenia, tra cui ricercatori, vigili del fuoco, rappresentanti dei servizi forestali e della Protezione Civile, del Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e dell’Alimentazione della Repubblica di Slovenia, dei Comuni di Monfalcone e Ajdovščina, nonché di altre organizzazioni impegnate nella prevenzione e nella gestione degli incendi e delle emergenze. La Study Visit ha così rappresentato un’occasione concreta per mettere in relazione esperienze maturate in territori diversi e rafforzare la cooperazione transfrontaliera nella prevenzione e nella gestione del rischio incendi.

La scelta della Sardegna come territorio della Study Visit nasce dalla sua consolidata esperienza nella prevenzione e gestione degli incendi boschivi, maturata attraverso il lavoro congiunto di strutture operative, enti di ricerca e soggetti impegnati nella gestione del territorio. La presenza di competenze specialistiche del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna, del GAUF – Gruppo di Analisi e Uso del Fuoco, dell’Agenzia Fo.Re.S.T.A.S e del CNR-IBE, rende l’isola un contesto particolarmente significativo per osservare sul campo approcci integrati alla gestione del rischio. La varietà degli ambienti forestali e la presenza di territori esposti a condizioni climatiche e vegetazionali complesse hanno inoltre offerto ai partecipanti la possibilità di confrontare esperienze concrete e valutare quali pratiche possano essere adattate anche ai contesti del Friuli Venezia Giulia e della Slovenia, rafforzando così il valore transfrontaliero della Study Visit.

 

Primo giorno a Sassari, la ricerca al servizio della prevenzione

La prima giornata si è svolta nella Sala Conferenze dell’Area della Ricerca del CNR IBE di Sassari, con un programma curato dal CNR-IBE e dedicato alle principali linee di ricerca sviluppate sul comportamento del fuoco, sulla vegetazione e sulla valutazione del rischio.

Ad aprire i lavori sono stati Bachisio Arca e Michele Salis (CNR-IBE), introducendo il contesto ambientale della Sardegna e il contributo che ricerca, monitoraggio e modellazione possono offrire alla prevenzione e alla gestione degli incendi.

Le sessioni scientifiche hanno affrontato il tema da prospettive diverse e complementari. Roberto Ferrara (CNR-IBE) ha illustrato l’impiego dei sistemi di scansione laser per la caratterizzazione del combustibile vegetale; la video presentazione di Valentina Bacciu (CNR-IBE) ha approfondito i metodi utilizzati per stimare le emissioni prodotte dagli incendi boschivi; Carla Scarpa (CNR-IBE) ha presentato l’utilizzo dei modelli di propagazione del fuoco per individuare le aree nelle quali gli interventi sulla vegetazione possono risultare maggiormente efficaci.

La modellazione e l’analisi degli scenari hanno rappresentato uno dei fili conduttori della giornata. Liliana Del Giudice (CNR-IBE) ha presentato approcci simulativi dedicati alla propagazione e alla pericolosità degli incendi nell’Italia meridionale, mentre Michele Salis ha illustrato come l’integrazione tra modelli climatici e modelli del fuoco possano contribuire a comprendere l’evoluzione futura del rischio incendi in Sardegna. Bachisio Arca ha quindi approfondito l’applicazione del modello SWS (Sardinian Wildfire Simulator), un sistema che simula la propagazione degli incendi boschivi, considerando vegetazione, topografia e condizioni meteorologiche, e il suo possibile contributo alle attività di previsione e pianificazione.

L’attenzione si è estesa anche alla capacità degli ecosistemi di reagire dopo il passaggio delle fiamme. Con l’intervento dedicato alle “Sentinelle sotto i nostri piedi”, Marcello Verdinelli (CNR-IBE) ha illustrato il ruolo degli insetti del suolo nel monitoraggio della biodiversità post-incendio, mentre Grazia Pellizzaro (CNR-IBE) ha approfondito il monitoraggio dell’umidità del combustibile vegetale, parametro fondamentale per valutare le condizioni di pericolo.

Il programma si è poi raccordato direttamente alle attività progettuali con l’intervento di Simon Vendramin (GENG), dedicato allo stato di avanzamento di FIRESAFENET.

A chiudere la prima giornata è stato il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna (CFVA), con la presentazione del recente incendio di Bono. Un caso concreto attraverso il quale mettere in relazione dati, modelli scientifici ed esperienza operativa, preparando il terreno per la successiva visita direttamente nei luoghi interessati dal fuoco.

Il confronto ha fatto emergere anche problematiche comuni ai diversi territori coinvolti nel progetto, a partire dall’abbandono delle aree rurali e dall’accumulo della vegetazione, elementi che possono contribuire ad aumentare la vulnerabilità agli incendi. Proprio da queste similitudini nasce il valore dello scambio: comprendere quali strumenti sviluppati e sperimentati in un territorio possano essere adattati, con le necessarie differenze, ad altri contesti.

 

Secondo giorno nell’area forestale del Goceano: conoscere il territorio per comprenderne il rischio

La giornata ha portato i partecipanti sul campo con un field trip nel Goceano, area montana e collinare del Nord Sardegna caratterizzata da ambienti forestali di particolare pregio e da una significativa varietà di habitat e specie.

Realizzata con il supporto dell’Agenzia Fo.Re.S.T.A.S. e del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, la visita ha permesso di osservare direttamente la relazione tra patrimonio naturale, gestione forestale, condizioni ambientali e prevenzione degli incendi.

La prima tappa è stata Foresta Burgos, dove il gruppo ha visitato la xiloteca insieme al personale di Forestas, approfondendo le caratteristiche delle principali specie arboree presenti nell’area e il valore forestale delle diverse essenze.

Particolare attenzione è stata dedicata alla quercia da sughero, una delle specie più rappresentative del paesaggio e dell’economia forestale della Sardegna.

Il percorso è proseguito verso Illorai, dove ambiente naturale e patrimonio storico si incontrano. La visita ha offerto l’occasione per osservare anche esemplari di roverelle centenarie e pluricentenarie, e per approfondire le caratteristiche ecologiche delle formazioni forestali del Goceano.

Il confronto ha riguardato anche le condizioni dell’estate 2026, caratterizzata da temperature elevate e scarsità di precipitazioni, e le conseguenti situazioni di stress registrate dalla vegetazione.

Una delle tappe di maggiore interesse naturalistico è stata la Foresta di Sos Niberos, nel territorio di Bono, tutelata come Monumento Naturale. A circa mille metri di quota, la foresta custodisce una preziosa formazione di tasso e agrifoglio, con numerosi esemplari centenari e pluricentenari.

L’osservazione del patrimonio forestale ha permesso di leggere il territorio come un sistema nel quale biodiversità, clima, gestione della vegetazione e rischio incendi sono profondamente interconnessi.

Nel pomeriggio, il field trip è entrato nella sua dimensione più operativa con la visita all’area interessata dall’incendio di Bono dell’estate 2026, lo stesso evento analizzato durante la giornata precedente al CNR.

Sul posto, il personale del Corpo Forestale ha ricostruito le principali dinamiche dell’incendio, illustrando le modalità di propagazione delle fiamme, le caratteristiche morfologiche e vegetazionali dell’area e le strategie utilizzate nelle operazioni di contrasto.

Le forti pendenze, la copertura forestale e le difficoltà di accesso hanno reso evidente quanto la gestione di un incendio dipenda dalla conoscenza approfondita del contesto in cui si sviluppa.

Per i partecipanti provenienti da Italia e Slovenia, il sopralluogo ha rappresentato un’importante occasione di confronto con gli operatori sardi: osservare direttamente gli effetti dell’incendio e discuterne nei luoghi interessati ha permesso di trasformare l’esperienza operativa in conoscenza condivisa.

 

Terzo giorno a Suni, dalla prevenzione all’uso tecnico e controllato del fuoco

L’ultima giornata si è svolta a Suni, dove la Study Visit si è inserita in un più ampio momento di confronto dedicato alla prevenzione e alla gestione del territorio.

La conferenza si è aperta con i saluti istituzionali del Sindaco di Suni, Massimo Falchi, dell’Onorevole Salvatore Cau, Consigliere regionale, e di Giovanni Angelo Masala, Consigliere della Provincia di Oristano, che hanno accolto circa cento partecipanti tra rappresentanti del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna, partecipanti alla Study Visit provenienti dall’Italia e dalla Slovenia, autorità e ospiti.

La mattinata ha riunito competenze ed esperienze diverse attorno a un principio comune: una risposta efficace agli incendi si costruisce attraverso la conoscenza del territorio, la gestione preventiva della vegetazione, la formazione degli operatori e il coordinamento tra le strutture coinvolte.

Michele Chessa, Direttore del Servizio territoriale – Ispettorato ripartimentale di Oristano del CFVA, ha approfondito l’esperienza maturata in Sardegna nella gestione della vegetazione e nell’utilizzo del fuoco prescritto come strumento di prevenzione. Al centro del suo intervento, il valore della collaborazione tra istituzioni, operatori, amministrazioni locali e comunità rurali per intervenire preventivamente sulla quantità e sulla continuità della biomassa vegetale.

Stefania Murranca, Commissario Superiore del CFVA e Direttrice del Servizio Antincendio e Logistica, ha richiamato il valore della conoscenza del territorio e della condivisione delle esperienze maturate sul campo come elementi fondamentali per rafforzare la capacità di prevenzione e risposta.

Il contributo di Maurizio Malloci, Direttore del Servizio territoriale di Oristano dell’Agenzia Fo.Re.S.T.A.S., ha posto l’attenzione sul lavoro svolto durante tutto l’anno: manutenzione delle aree forestali, gestione della vegetazione, realizzazione delle fasce parafuoco, formazione degli operatori e collaborazione con le diverse componenti del sistema antincendio.

Il confronto si è quindi allargato alle esperienze del Friuli Venezia Giulia e della Slovenia, con gli interventi di Simon Vendramin di Gasilska Enota Nova Gorica, che ha illustrato alcuni aspetti dell’operatività dei vigili del fuoco sloveni, e di Alessandro Bertoz della Protezione Civile della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia che ha presentato il sistema regionale di gestione degli incendi boschivi, basato su una rete territoriale capillare, sul coordinamento operativo regionale e su una forte componente di volontariato, con 215 gruppi comunali di Protezione Civile e oltre 6.700 volontari.

Martina Lavrič, del Ministero sloveno dell’Agricoltura, delle Foreste e dell’Alimentazione, ha inoltre presentato il progetto LIFE4ADAPT, finanziato nell’ambito del Programma LIFE dell’Unione europea, uno strumento europeo dedicato ad ambiente e azione per il clima, dedicato all’adattamento ai cambiamenti climatici e allo sviluppo della resilienza territoriale in Slovenia.

Suni, esperienza e formazione nella gestione del fuoco

Un approfondimento specifico è stato dedicato all’esperienza sviluppata proprio a Suni, dove dal 2011 il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale porta avanti attività di fuoco prescritto, attraverso una collaborazione che coinvolge amministrazione comunale, attori del territorio e comunità agro-pastorale.

Il principio è quello dell’uso pianificato e controllato del fuoco in condizioni definite, con l’obiettivo di ridurre la quantità e la continuità della vegetazione potenzialmente combustibile e, allo stesso tempo, contribuire alla gestione delle aree destinate al pascolo.

Nel corso degli anni Suni è diventata anche un luogo di formazione e sperimentazione per gli operatori del CFVA e per gli specialisti dei GAUF – Gruppi Analisi e Uso del Fuoco. Dal 2011 il CNR-IBE di Sassari affianca inoltre il Corpo Forestale nelle attività di ricerca condotte nell’area, creando una relazione diretta tra sperimentazione scientifica ed esperienza operativa.

Nel pomeriggio il confronto è proseguito sul campo, dove i partecipanti hanno potuto assistere e prendere parte a un’esercitazione dedicata alle tecniche di accensione, conduzione e controllo del fuoco. Un passaggio che ha reso concretamente osservabili gli aspetti affrontati durante le sessioni della mattina e, più in generale, nel corso dell’intera Study Visit.

Costruire la cooperazione prima delle emergenze

Da Sassari ai boschi del Goceano, fino a Suni, i tre giorni della Study Visit hanno seguito un percorso preciso: partire dalla conoscenza scientifica, leggere il territorio, confrontarsi con chi opera quotidianamente sul campo e trasformare le esperienze in strumenti condivisi di prevenzione e risposta.

Un processo particolarmente importante in un contesto nel quale il cambiamento delle condizioni climatiche, l’evoluzione della vegetazione e l’abbandono di alcune aree rurali rendono gli scenari di rischio sempre più complessi.

Attraverso FIRESAFENET, ISIG accompagna e facilita questo scambio tra ricerca, competenze operative e territori, contribuendo a costruire relazioni, conoscenza reciproca e capacità di collaborazione prima che si presenti un’emergenza.

Perché la cooperazione efficace nasce anche da qui: dalla possibilità di conoscere altri sistemi, osservare direttamente le pratiche sviluppate sul territorio, confrontare approcci differenti e trasformare le esperienze maturate localmente in un patrimonio condiviso.

Tre giorni di lavoro nei quali la Sardegna è diventata luogo di incontro tra conoscenze, esperienze e professionalità, rafforzando una rete di cooperazione chiamata a tradursi in territori più preparati e resilienti di fronte al rischio incendi.

Visita il sito di progetto: FIRESAFENET | Interreg Italia-Slovenia

Primo giorno: Area della Ricerca del CNR IBE di Sassari

Secondo giorno: area forestale del Goceano

Terzo giorno: Suni e dintorni